Chiesa di san Pietro
Chiesa Rossa

 

 

 

Di seguito vengono proposte due descizioni della chiesa di san Pietro fatte da due esperti d'arte. Il primo racconta la storia del sedime in cui ora sorge la chiesa, il secondo descrive gli affreschi conservati al suo interno.

 

 

Anche se il castello che sorgeva sulla collina a strapiombo sulla Breggia - e che ha lasciato una traccia indelebile nel nome del villaggio - compare nei documenti nel 1171, possiamo presumere che le origini di questo complesso fortificato risalgano a epoche anteriori.

 

La posizione strategica, che consentiva un controllo delle principali vie da Como verso i porti di Riva San Vitale e di Capolago come pure attraverso la Valle di Muggio verso la Val d'Intelvi ed il Lago di Como mediano, faceva di questa fortezza un caposaldo della città di Como nei territori del basso Ceresio sin dall'antichità. Verosimilmente la collina - già munita di strutture difensive - fu occupata da popolazioni barbariche dopo la caduta dell'Impero Romano, come i Goti e i Longobardi (la presenza di questi ultimi è peraltro provata anche da diversi nomi di luogo proprio del territorio di Castel San Pietro).

 

All'epoca delle grandi lotte tra i comuni cittadini di Como e Milano, all'inizio del XII secolo, ai margini meridionali dell'insediamento si trovava dunque un complesso di costruzioni che possiamo immaginare costituito da almeno una cinta muraria sufficientemente amplia e solida che racchiudeva abitazioni, depositi, stalle ed altri edifici, proteggendo la gente che vi risiedeva: tutta questa secolare attività edilizia aveva impresso alla collina il carattere di un piccolo nucleo chiaramente distinto dal villaggio.

 

All'interno di questo spazio murato risiedeva temporaneamente anche il vescovo di Como, che vi aveva fatto erigere il suo palazzo e, con ogni probabilità, un edificio sacro dove egli, con il clero regolare che lo accompagnava, potesse officiare o dove gli abitanti del castello potessero trovare conforto sacramentale.

 

Accanto alla presenza del vescovo occorre citare quella di una delle più importanti famiglie ghibelline comasche: quella dei Rusconi, che nel 1282 si impadronirono del castello e che vi seppero mantenere una posizione di preminenza anche dopo l'integrazione di Como nello stato milanese visconteo nel 1335. Pochi anni più tardi, nel castello che oramai veniva denominato castrum Rusconum (castello dei Rusconi), il vescovo provvedeva a fare innalzare la bella chiesa che ancora oggi ammiriamo e, poco più tardi, il presule faceva edificare un nuovo palazzo.

 

Al seguito del vescovo, come pure a quello dei Rusconi, vennero a insediarsi tra le mura, tra il Duecento e l'inizio del Quattrocento, non poche famiglie provenienti dal capoluogo lariano, legate verosimilmente al primo e ai secondi da vincoli di interesse, di parentela o di clientela. Nei documenti del sec. XV incontriamo esponenti di importanti casati di Como residenti e operanti tra le mura di questa fortezza che, dopo le crisi politiche del primo Quattrocento, era ormai saldamente in mano ai Rusconi, divenuti nel frattempo feudatari dei duchi di Milano. Un segno inequivocabile, questo, che la cittadella circondata da mura sulla collina s'era andata ingrossando negli stessi decenni in cui il vescovo Bonifacio da Modena aveva ordinato, nel 1343, la costruzione della chiesa.

 

Mura, torrette, fossati, porte, alloggiamenti per le milizie, edifici e case: tutto è stato cancellato dal tempo e dalle decisioni dei potenti. Oggi la Chiesa Rossa rimane quale testimonianza di questo turbolento e affascinante passato.

 

 

Giuseppe Chiesi, Ufficio dei Beni Culturali, Bellinzona

 


 

Come attestato dall'iscrizione originale latina posta in facciata, il Presule Bonifacio di Como, giustamente chiamato dottore, fonte di diritto, oriundo di Modena, fece costruire questo tempio, dedicandolo a San Pietro, nel secondo anno del pontificato di Clemente IV, nell'anno 1343. La Chiesa Rossa di Castel San Pietro (1) venne quindi fatta costruire nel 1343 da Bonifacio da Modena, vescovo di Como, che la consacrò la prima domenica di agosto del 1345.

 


 

L'edificio - una semplice pianta rettangolare conclusa ad oriente da un'abside semicircolare - all'esterno si presenta relativamente spoglio, anche perché privo di campanile.

 


In facciata una lunetta raffigurante la navicella di San Pietro sovrasta la porta. Al disopra della lunetta si trova la copia del rilievo, oggi conservato all'interno nei pressi dell'altare. Dall'alto verso il basso il rilievo rappresenta: in un primo riquadro il mezzobusto del vescovo fondatore, benedicente con la destra e con il pastorale nella sinistra, fra due stemmi, probabili arme dei Quadri da Modena; nell'altro riquadro si ha invece Bonifacio nelle vesti di professore di diritto, seduto alla sua cattedra, mentre insegna a due uditori, tenendo un libro aperto fra le mani.

 

L'originale del rilievo - eseguito attorno alla metà del XIV secolo - riutilizza una spoglia in marmo di Musso riferibile ad un pluteo di epoca carolingia. Proveniente forse dal S. Abbondio di Como, il pluteo (del IX secolo) conserva ancora un interessante motivo decorativo ad intreccio, contornato da una fitta treccia a meandri.

 

Ma il preziosismo della Chiesa Rossa di Castel San Pietro è racchiuso nelle pareti interne, dove si trovano numerosi affreschi, importanti sia per l'iconografia sia per lo stile.


 

Le pareti sud, ovest e nord della navata recano motivi ornamentali (2, 3 e 4), costituiti da quattro fregi di altezza disuguale, fra loro separati da mensole, che creano l'illusione dello spazio. Dal basso verso l'alto si leggono: medaglioni (dove si alternano croci e mezze figure di santi diversi) e croci entro tondi; quadrilobi rilegati fra loro, circondati e riempiti di fogliami multicolori; un motivo a trifoglio doppio; viticci di foglie alternate, accartocciate e variopinte.

 

La parete orientale della navata e l'abside conservano a loro volta una complessa decorazione figurativa. Entro cornici decorative di matrice cosmatesca si leggono infatti le seguenti scene: sull'arco trionfale un ciclo mariano con l'Annunciazione e una Madonna in trono con Bambino (5), che si accompagnano ad un riquadro con le sante Agata, Caterina e Agnese.

 

 

Nell'intradosso dell'arco trionfale - in scala ridotta - si trova una serie di riquadri con figure di profeti ed apostoli. L'abside è dominata nella calotta da una Majestas Domini con simboli degli Evangelisti (6).

 

 

Nella parte inferiore sono conservate quattro scene dedicate alla Vita di San Pietro, il santo patrono della chiesa. Da sinistra a destra si leggono: la Vocazione dei santi Pietro e Andrea, che tornano dalla pesca (7); San Pietro seduto davanti all'Imperatore e attorniato da un gruppo di cortigiani (8); San Pietro incatenato, seduto nella sua prigione (9); San Pietro crocifisso con la testa all'ingiù (10).

 


 

Tutti questi affreschi - di autore a noi ignoto - sono da riferire alla prima metà del Trecento, e vedono le loro radici stilistiche attingere alla pittura lombarda di tradizione bizantina, con qualche influenza toscana. 

 

Un discorso a parte è da riservare al riquadro - posto nella parte inferiore sinistra dell'abside - dove sono raffigurati Dio Padre con il Figlio Crocifisso, san Giovanni Battista e una donatrice (11). Relazionabile per lo stile agli affreschi di Santa Maria dei Ghirli a Campione d'Italia e a quelli di Santa Maria in Selva a Locarno, il dipinto in questione è da riferire ad una mano anonima attiva agli inizi del Quattrocento.

 

Parzialmente esplorata con sondaggi archeologici nel 1978-79 e nel 1998, la Chiesa Rossa di Castel San Pietro ha ridato nel settore posto di fronte alla facciata un'area cimiteriale usata in tre momenti distinti: dapprima nel tardo IV e inizio VI secolo, successivamente nell'VIII secolo, da ultimo nel XIV secolo. 

 

Per quanto riguarda l'impianto costruttivo, la parete nord della navata ha messo in evidenza strutture murarie e un'apertura precedenti la chiesa del Trecento.

 

 

Rossana Cardani Vergani, Ufficio dei Beni Culturali, Bellinzona.

 

 


 

 

Così come è il caso anche per la chiesa di San Paolo di Arbedo, l'appellativo di "Chiesa Rossa" è probabilmente da ricondurre al tinteggio di rosso della facciata principale eseguito su disposizione, nel nostro caso, del vescovo di Como (1699). 

 

A questa denominazione ha dato ulteriore motivo e forza il massacro di un centinaio di persone avvenuto nella chiesa la notte di Natale del 1390 nel contesto della guerra tra Guelfi e Ghibellini che opponeva a Mendrisio la famiglia dei Rusconi, proprietaria del castello di Castel San Pietro, a quella dei Busoni. Qui sotto trovate il collegamento con un breve racconto romanzato dell'avvenimento.

 

La Chiesa Rossa è un monumento protetto a livello federale e cantonale. Le strutture murarie, gli affreschi e le facciate sono state restaurate negli anni 1997-1999 con l'aiuto finanziario determinante della Confederazione, del Cantone e del Comune di Castel San Pietro.

 

Durante il 2002 la parrocchia ha eseguito dei lavori di risistemazione del sagrato, creando così un accesso degno di questo monumento. Durante i lavori sono state trovate ulteriori tombe antiche.

 

 

 

 

Breve storia romanzata

dei fatti avvenuti nel 1390

presso la Chiesa Rossa

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